Organizzazione di Volontariato
Mario Conte
per i Diritti dimenticati

Storia

L’Associazione, fortemente voluta dalla moglie, dal figlio, dai parenti e dagli amici, nasce con l’imprescindibile finalità di diffondere, a partire dai minori, i principi di Giustizia, Verità e Legalità che hanno sempre ispirato la vita personale e professionale di Mario Conte.

Mario inizia la sua carriera come  Pubblico Ministero presso il Tribunale di  Bergamo  affrontando inchieste molto complesse, tanto che, successivamente, a conferma della stima e del prestigio di cui gode, viene nominato magistrato addetto ai rapporti con l’Alto Commissario per il coordinamento della lotta contro la delinquenza mafiosa.

In seguito agli omicidi dei giudici Falcone e Borsellino, Mario si rende disponibile a svolgere la sua attività investigativa presso la Direzione distrettuale antimafia di Palermo per 4 anni e viene anche designato a partecipare, in rappresentanza della Magistratura italiana, al programma di studio sul crimine organizzato e sul traffico internazionale di stupefacenti “Combatting organized crime, narcotics and drug trafficking”.

Mentre le sue inchieste sulla criminalità organizzata procedono con la diligenza, la professionalità e l’applicazione rigorosa delle norme sempre dimostrata, viene ingiustamente accusato da un pentito, già conosciuto dalle forze dell’ordine per numerosi e gravissimi reati e noto per cercare di ottenere privilegi in cambio di affermazioni e accuse spesso non veritiere.

Mario si trova, improvvisamente, imputato in un lunghissimo processo che si protrae per oltre 15 anni durante i quali, pur continuando a lavorare, riesce a dimostrare la propria innocenza e la completa estraneità ai fatti contestati, ottenendo l’assoluzione in entrambi i gradi di giudizio, dal Tribunale e dalla Corte d’Appello di Milano con formula piena, contenuta in una sentenza di 886 pagine.

Come Mario ha affermato in numerose interviste, tra cui una sull’Eco di Bergamo al giornalista e amico Sulas, recentemente scomparso “Alla fine mi è stato detto, in pratica, ci siamo sbagliati. Nessuno ha chiesto scusa”.

Durante il lungo e doloroso calvario processuale è stato colpito dal cancro, secondo alcuni specialisti aggravato dal processo, che lo ha portato alla prematura scomparsa (1951-2015), poco dopo la pubblicazione del suo libro che ripercorre la vicenda giudiziaria. 

“E se fossi tu l’imputato? Storia di un magistrato in attesa di giustizia”.

Il suo testamento morale è contenuto nella dedica al figlio “Non scoraggiarti di fronte alle avversità anche quando ti potrà sembrare impossibile superarle. Affrontale a viso aperto, non con spavalderia, ma con la consapevolezza di avere la coscienza tranquilla e di poter trovare in te la forza per andare avanti con l’aiuto dei tuoi affetti più cari. Ascolta chi non la pensa come te, c’è sempre da imparare, ma tieni la schiena dritta per difendere le tue idee e le cose in cui credi.”